Itinerari turistici

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      dintorni di Bevagna si prestano agevolmente a escursioni di carattere turistico-culturali per la naturale bellezza dei luoghi, e per la presenza di vestigia medievali, borghi, castelli e santuari che, da una posizione dominante, si affacciano sulla valle umbra.

      ►  Primo itinerario
           Uscendo da Bevagna da Porta Todi, dopo aver superato il fiume Timia, dirigendosi verso le colline che sovrastano la cittadina, lo sguardo è attratto dalla mole caratteristica del Santuario di Madonna delle Grazie (m. 369 ), che si raggiunge dopo circa km. 2,5 di cammino.
      La costruzione della Chiesa (la prima pietra fu posta nel 1583) è legata ad eventi miracolosi della Vergine Maria, e a tutt'oggi il Santuario è oggetto di una particolare venerazione da parte del popolo bevanate. Dal Santuario di Madonna delle Grazie si prende la strada che porta al caratteristico borgo fortificato di Gaglioli, (m. 346) situato in posizione dominante sulla ancora quasi incontaminata valle del fiume Attone. Prima di giungere a Gaglioli, e dopo aver superato il fosso Anasso, sulla collina antistante, si può visitare l'attrezzato centro turistico di Pian di Boccio, dotato di piscina, maneggio e campo da tennis, molto frequentato in estate dai campeggiatori.
      Dalla cinta muraria di Gaglioli, lo sguardo spazia sulla splendida valle dell'Attone che offre agli amanti della "Mountain Bike" emozioni d'altri tempi nel verde della macchia mediterranea. Proseguendo tra gli uliveti in direzione di Gualdo Cattaneo, e dopo aver lasciato alle spalle l'antico borgo medievale, la strada, con magnifica vista sulla Valle Umbra, si inerpica sulla collina fino a raggiungere il Santuario della Madonna della Valle (m. 520), in mezzo ai boschi di castagni e di querce.
      Di origine molto antica, ma totalmente ricostruita nel 1934, la Chiesa è oggetto di particolare venerazione da parte dei bevanati. Dal Santuario di Madonna della Valle, una ripida quanto pittoresca strada conduce a Torre del Colle (m. 250), antico feudo dei Conti di Antignano, già chiamata Torre S. Lorenzo, caratteristico borgo cinto di mura, al quale si accede attraverso un arco in arenaria a sesto acuto.

      Secondo itinerario
           Da Torre del Colle si costeggia il fiume Attone (cui l'avvocato bevanate Alessandro Aleandri, nel '700, dedica un saggio per le particolari proprietà delle sue acque nel trattamento delle famose "tele di Bevagna"), fino a raggiungere l'abitato di Cantalupo (m. 201), di aspetto recente, dal quale si può partire in escursione verso il suggestivo e antico borgo di Castelbuono (m. 349), oggi in stato di semi-abbandono, nonostante gli sforzi dell'Amministrazione comunale di Bevagna, ma che nel Medioevo fu libero Comune e che, nel momento di massimo splendore, poté annoverare ben quattro chiese all'interno delle sue mura. Discendendo di nuovo verso Cantalupo, vale la pena di fermarsi presso la romanica chiesetta della Madonna della Pia, in posizione isolata e dominante la campagna circostante.
      Sulla strada per Cannara, appena oltrepassato il luogo francescano di Pian d'Arca, deviando a sinistra, si giunge a Limigiano, antichissimo borgo, di cui si ha notizia fin dal 1058, e che divide con Castelbuono le glorie di una storia analoga.
      La bellezza dei luoghi, la tranquillità e l'ospitalità della gente, ne fanno una meta obbligata per gli amanti della natura e delle tradizioni.
      Sulla strada del ritorno verso Bevagna, da non dimenticare una visita al convento dell'Annunziata (m. 231), situato in splendida posizione, nei pressi di Capro chiamato un tempo S. Ansovino, e fondato dai monaci di Sassovivo.
      Dall'altura che ospita il convento si domina la fertile pianura sottostante, e attraverso una strada di breccia si può raggiungere l'Aiso, o Abisso, caratteristico laghetto di forma circolare dalle acque fredde e profonde (m. 13 c.), che gli abitanti del luogo collegano a un'antica leggenda.

      Terzo itinerario  - (Giro delle Mura)
           Bevagna conserva ancora le sue mura medioevali, che si sovrappongono in gran parte a quelle romane ed hanno un circuito completo di circa 1.700 m: effettuare un giro della cinta muraria con le sue torri e le sue porte è di notevole interesse storico ed anche una passeggiata piacevole. Si consiglia di iniziare da Porta Foligno, già S. Vincenzo, da cui esce la via Flaminia.
      La porta, recentemente ampliata, nelle strutture sopra l'arco è ancora medioevale e settecentesca nel coronamento con cartella; sulla destra, nei giardini, è un fontanile per abbeverare i cavalli, il quale è addossato ad alcuni resti romani ad opus reticulatum, recenti scavi hanno portato alla luce tracce di costruzioni romane.
      Le mura che seguono sono ben conservate e terminano in mensole triangolari in travertino: la torre a pianta rettangolare con finestrelle strombate e beccatelli, è coronata da una elegante altana settecentesca. Porta Cannara, già S. Giovanni, ha la struttura di un torrione ed è la meglio conservata: nella parete esterna sono visibili feritoie, stemmi ed una nicchia centrale che doveva contenere un affresco; la fronte interna conserva una meridiana dipinta del '700.
      Da Porta Cannara le mura, ben conservate fin quasi alla sommità, raggiungono l'antica Porta Guelfa, riaperta di recente, entrando dalla quale si può percorrere un tratto interno delle mura fino a quella moderna che non è altro che una breccia da cui esce la strada per Torre del Colle.
      Lungo le mura che da Porta Guelfa giungono a Porta S. Agostino si possono ancora vedere cordai al lavoro e in un tratto, resti della cinta romana a blocchetti. Della originaria porta romana, per la quale la via Flaminia entrava in Mevania, non restano tracce.
      Dopo due torri poligonali, di cui la seconda con bocche da fuoco, si può notare un bellissimo tratto della cinta romana costruita a blocchetti (opus vittatum) ed ancora il torrione quattrocentesco di Porta Molini. La porta è di moderate proporzioni, ma il suo fascino è costituito dal ballatoio merlato con caditoie; lo stemma di Innocenzo VIII consente di datare la struttura intorno al 1484. Nelle vicinanze l'invaso del Clitunno permette, da antica data, il funzionamento del Molino e del lavatoio pubblico, luogo pittoresco ancora molto usato dalle donne del nostro paese.
      Anche qui troviamo i cordai. L'ultimo tratto di mura è meglio visibile imboccando, a sinistra, il viale della Circonvallazione.
      Una porta, da cui usciva la strada per Montefalco, doveva aprirsi accanto alla piccola abside dell'antica chiesa di S. Maria de ponte lapidum, la quale prendeva il nome dall'antico ponte in pietra costruito sul Clitunno.
      La torre semicilindrica, elegante e maestosa, segna l'inizio di un tratto di mura romane in opus reticulatum, non più visibile. Poco più avanti le mura medioevali piegano bruscamente verso i giardini pubblici, difese ancora da una torre semicilindrica, ritornando a porta Foligno: le mura romane proseguivano verso nord-est secondo un percorso più ampio, come testimoniano reperti ed indagini effettuate.